Una digitalizzazione pervasiva e un’interconnessione senza precedenti ha reso la sicurezza informatica un asset strategico fondamentale per le aziende di qualsiasi dimensione.
Come sottolineato da Claudio Cutrona, CEO di Cleverlab, durante la sua recente analisi sul rapporto tra innovazione e mercati internazionali a Storytime, infatti, la tecnologia non è più solo un supporto, ma l’essenza stessa del fare impresa oggi.
Tuttavia, correre veloci senza un sistema di sicurezza adeguato è un rischio che nessuna azienda, dalle multinazionali alle PMI, può più permettersi. In questo approfondimento, esploreremo come la cybersecurity e la compliance normativa (come la Direttiva NIS2) siano diventate le fondamenta su cui costruire il successo nei mercati globali.
La cybersecurity come acceleratore di business
Oggi la competizione si gioca su scala mondiale, e questo cambiamento radicale è guidato da due forze contrapposte ma complementari: la velocità tecnologica e la complessità delle relazioni umane.
Per esempio, una PMI italiana può servire un cliente in Arabia Saudita o in Vietnam con la stessa facilità con cui un tempo serviva il comune vicino. Ma questa velocità è un’arma a doppio taglio: senza una protezione strutturata dei dati, l'esposizione ai rischi cibernetici aumenta in modo esponenziale.
Claudio Cutrona a Storytime ha evidenziato infatti come l'internazionalizzazione richieda un equilibrio perfetto tra strumenti digitali (come la videocomunicazione e l'analisi dei dati) e la capacità di comprendere le sfumature culturali. Essere presenti in 14 nazioni e 4 continenti, come fa Cleverlab, significa capire che la tecnologia deve facilitare il rapporto umano, non sostituirlo.
In questo scenario, uno degli errori più comuni nelle aziende è considerare la sicurezza informatica come un un costo non necessario o come qualcosa che pone un freno all’innovazione. Al contrario, la cybersecurity mai come oggi è un fattore determinante per la continuità operativa, soprattutto a seguito dell’Intelligenza Artificiale.
Immaginiamo l'innovazione tecnologica come un'auto sportiva. L'Intelligenza Artificiale rappresenta il motore potente che permette di raggiungere velocità incredibili. Se l’auto viene pilotata da un guidatore esperto rimane in pista, al contrario finisce fuori strada rischiando di fare seri danni.
In questa metafora, la cybersecurity è uno strumento fondamentale, che permette al pilota di spingere sull'acceleratore con la certezza di poter gestire ogni curva o imprevisto dettato dall’alta velocità.
Sicurezza informatica aziendale e continuità operativa
Per una Large Enterprise, un attacco informatico può significare perdite milionarie e danni reputazionali incalcolabili. Per una PMI, un attacco ransomware (software dannoso che infetta computer e dispositivi, bloccando l’accesso ai dati tramite crittografia) può significare fermi costosi. Implementare solide strategie di gestione del rischio informatico significa quindi garantire la business continuity. Inoltre, un'azienda sicura è un'azienda affidabile agli occhi dei partner internazionali, delle banche e degli investitori.
Un segnale fondamentale da considerare che sottolinea questa esigenza di maggiore sicurezza è il fatto che il quadro normativo europeo stia diventando sempre più stringente. La Direttiva NIS2 (Network and Information Security) rappresenta infatti un salto di qualità nella difesa delle infrastrutture critiche e dei settori digitali.
A differenza delle normative precedenti, la NIS2 estende il suo raggio d'azione a una platea molto più vasta di imprese. Molte PMI che operano in settori strategici (energia, trasporti, salute, ma anche produzione di beni critici) si troveranno obbligate ad adottare standard di sicurezza elevati.
Nel caso dell’Italia i fondi del PNRR hanno dato un'accelerazione importante alla digitalizzazione. Tuttavia, digitalizzare senza mettere in sicurezza è un errore strategico: i fondi devono essere utilizzati non solo per acquistare hardware o software, ma per costruire una cultura della sicurezza che permei ogni livello dell'organizzazione.
Evitare le "3 I” nell’internazionalizzazione
Esportare il proprio business non è solo una questione logistica o finanziaria. Claudio Cutrona identifica tre ostacoli mentali e strategici che definisce le "3 I": illusione, ignoranza e isolamento.
Molti imprenditori cadono nell'illusione che il proprio prodotto sia talmente eccellente da non aver bisogno di adattamenti. Ma il mercato non compra la "qualità assoluta", compra la "risposta a un bisogno specifico".
Non si può fare business in un paese se non se ne comprende la cultura. Conoscere quali sono i valori dominanti o come funzionano le gerarchie decisionali è fondamentale. L'ignoranza culturale è una barriera più alta di qualsiasi dazio doganale. La cybersecurity stessa deve tenere conto delle diverse normative locali e delle abitudini d'uso degli utenti in contesti geografici differenti. Indispensabili sono quindi altre aziende o partner locali.
Infine, le aziende italiane, spesso piccole e medie, tendono ad andare all'estero isolate. Questo è un punto di debolezza. La strategia vincente è quella della collaborazione e dell'aggregazione. Sfruttare il traino delle grandi aziende italiane già presenti in un mercato o collaborare con partner che hanno già una rete consolidata, permette di mitigare i rischi e accelerare i tempi di inserimento. Spesso anche un competitor italiano diventa un ottimo appoggio all’estero.
Il binomio indissolubile dell’intelligenza artificiale e della cybersecurity
L'Intelligenza Artificiale (IA) è la parola d'ordine di questi ultimi anni. Ma come si inserisce nel contesto della sicurezza?
Gli hacker utilizzano l'IA per creare attacchi di phishing estremamente sofisticati (con cui imitano entità affidabili per rubare dati sensibili), per automatizzare la ricerca di vulnerabilità nei sistemi e per creare malware polimorfici (che cambiano codice, firma o crittografia a ogni nuova infezione). La minaccia è quindi diventata più veloce e intelligente.
Per contrastare minacce basate sull'IA, le aziende devono adottare soluzioni di difesa altrettanto avanzate. La cybersecurity predittiva utilizza infatti algoritmi di machine learning per analizzare miliardi di dati in tempo reale e bloccare le minacce prima ancora che si manifestino. Cleverlab integra queste tecnologie nelle sue soluzioni per offrire una protezione che non sia solo reattiva, ma proattiva.
Nonostante l'avanzamento tecnologico, però, l'anello debole della catena rimane spesso l'essere umano. Un dipendente distratto che clicca su un link sospetto può vanificare investimenti milionari in firewall e crittografia. Ecco perché la vera sicurezza informatica aziendale passa anche dalla formazione: ogni collaboratore deve sentirsi parte integrante del sistema di difesa. Creare una "cultura del dato" significa insegnare a riconoscere i rischi e a gestire le informazioni con responsabilità.
Resilienza e adattabilità sono fondamentali per il futuro
Il business internazionale appartiene alle aziende resilienti. La resilienza non è solo la capacità di resistere a un attacco, ma la capacità di adattarsi velocemente alle nuove sfide, siano esse tecnologiche, geopolitiche o normative.
Come deve evolversi allora un’impresa per essere davvero competitiva nei prossimi anni?
L'azienda del futuro, secondo Claudio Cutrona, è un organismo dinamico, il cui equilibrio si regge su:
- persone agili e multiculturali, guidate da una mentalità orientata al cambiamento
- un ecosistema solido che permette di scalare rapidamente attraverso partnership strategiche
- processi strutturati e certificati che trasformano la qualità in un linguaggio universale di credibilità
- un capitale finanziario reattivo, unico vero carburante in grado di sostenere i ritmi serrati dell'innovazione tecnologica necessari per non essere espulsi dal mercato.
Inoltre, gestire la complessità dei mercati esteri e la raffinatezza delle minacce cyber richiede competenze multidisciplinari. Per questo motivo, un partner tecnologico non è un semplice fornitore di software, ma un consulente che cammina a fianco dell'imprenditore per:
- Analizzare i rischi specifici del mercato di destinazione.
- Implementare soluzioni di difesa scalabili.
- Garantire la compliance alle normative internazionali.
- Fornire una visione "glocal", cioè una competenza globale unita a una sensibilità locale.
Non possiamo fermare il progresso né possiamo chiudere le frontiere del business digitale. Possiamo però scegliere di navigare in questo mare aperto con gli strumenti giusti.
Essere cittadini del mondo, come suggerisce Claudio Cutrona, significa avere il coraggio di esplorare, l'umiltà di imparare e la saggezza di proteggere ciò che abbiamo costruito: la sicurezza non è la fine del viaggio, ma la condizione necessaria affinché il viaggio possa continuare verso nuove, ambiziose mete internazionali.